poesia

I giorni del glicine

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Sono i giorni del glicine

-le peonie sono passate e ora

anche i giacinti- Io continuo ad invecchiare

da quando ho scelto di non appartenerti.

E’ stato un tagliare le radici,

un mettere su foglie e frutti

senza passare dai fiori -quelli

li avevamo spenti

alle prime schermaglie infantili-

perché iniziassimo a percorrerle

le nostre vite dovevano finire.


Tu sei indifesa come il glicine maturo

che sposta il vento e chiede

di poter passare. O dio, che lacrimando spegni

le speranze nostre

che ci sia un varco e un gabelliere

per le paludi della pace mesta

il patriarca -dice- non fa festa

se il figlio torna

per essere cacciato. Oggi

la morte ci ha fatto visita -e la vita

discreta, se n’è andata

in punta di scarpette rosse.


Guarda, è fiorito il pesco:

si vede la sua verde fiamma

bucare il solco delle braccia

nell’incavo

delle gemme.

Tu sai di che atmosfere parlo,

hai udito piangere i pianeti

per aver fatto del tempo del raccolto

una semina atroce, che si mangia

e aver disteso l’uroboro in croce.

poesia

Il viaggiatore immobile

sono una goccia d’acqua
per un colpo di vento
sono l’estraneo, la roccia
sono una goccia di deserto
dove si aggrappa il volto della pioggia

goccia a goccia goccia
a goccia goccia a goccia

passai di qui mille volte
a mille a mille nei tuoi occhi
occhi che ricordando ho perduto
perché a marzo non si può vedere
oltre il ramo che spalanca il vento

goccia a goccia goccia
a goccia goccia a goccia

tu passi, tu che j’eusse aimée
tu che mi hai cambiato e lo sapevi
ridendo fresca delle mie ginestre
non ho neanche una moneta da infilare
nelle tue fessure
per questo mi sono
tagliata i capelli
perché non mi potessi
cucire.

_Qualcuno tiri giù la luna
che ha abboccato
al filo dell’ultima pioggia

goccia a goccia goccia
a goccia goccia a goccia

But there is no water

Poi, il sonno incenerì le ossa
la luna rinvenne e Jeremiah
prese a svuotarsi sulla testa
i posaceneri del buio