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Miss Pimm – Cronache di una battaglia di cuscini

Miss Pimm non aveva mai considerato una questione da un punto di vista diverso da quello di sua madre.

O meglio, la questione.

Articolo determinativo femminile singolare.

Anche se sarebbe stato più appropriato l’Articolo determinativo maschile singolare, visto che lui era maschio. E molto singolare.

Miss Pimm faceva la maestra delle elementari: italiano, storia, geografia, iuspichinglisc e matematica fino alle divisioni a una cifra. Non le riusciva molto bene dividere. Soprattutto la domenica, soprattutto se la Miss Pimm che a quell’ora stava sfornando una sontuosa torta di mele non era la stessa Miss Pimm che lo stesso giorno alla stessa ora doveva smaltire una sontuosa sbornia.

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Mai dire gatto

Lo aveva chiamato solo gatto. Tanto non rispondeva. Chiamava lui. Con un gran morso nella migliore delle ipotesi. Era arrivato un pomeriggio, verso le cinque e un quarto, a scuotere i tappeti della sua anima ridotta in polvere, nell’appartamento del terzo piano. Era caduto dal cielo. In piedi, si capisce.

Al quinto piano facevano i lavori, salvo poi dimenticarsi il braccio della gru pericolante dopo essere entrati dalla signora per il tè. Dalla finestra, ovvio. Così il gatto si era intrufolato da chissà quale piega spazio temporale e aveva deciso di cadere dritto sul suo balcone. Deciso, proprio. Non c’era stato verso di mandarlo via. Usciva dalla porta, entrava dalla finestra. Terzo piano. Balcone.

Quando furono pronti una cinquantina di biglietti –trovato gatto rosso, iracondo, mordace, un occhio nero uno blu- e Mr. Pilgrim fu lì lì per tappezzare l’intero isolato, i lavori finirono e la gru sparì. Il gatto, infilato l’ennesimo calcione, non si ripresentò. Tre giorni dopo, due notti insonni e un thermos di caffè, Mr.Pilgrim versò tutte le sue lacrime, strappò i biglietti e disse che, se si fosse ripresentata l’epifania del gatto, l’avrebbe tenuto con sé. Così la volontà felina.

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La terza onda

Come sapevi che ero io tra tante?

Perché il tuo sguardo ha una scintilla. Perché hai l’aria bella e scaltra di chi sa rubare un bacio senza cavarti il cuore. Perché tu mi hai chiamata con il frastuono della terza onda.

Perché parti?

Voglio riposare

Arrivi o torni?

Tutt’e due.

Si gira verso di me. Ha gli occhi di chi torna a casa.

-Come può il perdono

Diventare un libro

Con codice e prezzo

Se è una rosa

Alta di memoria

Sul profilo di un muro

Che mi crolla

Dentro?

 

Su due piedi non rispondo. I silenzi del suo dettato mi otturano il cuore.

Ride. Si alza. Arriva il treno.

Arriva su di me, sul mio pensiero inutile e contraddittorio. Mai avrei pensato di morire così, che non fa male, lasciare la presa in un abbraccio di ferro, negli occhi la carezza immortale, amore, del tuo desiderio.

Dimmi cos’è il perdono. Dimmi com’è aspettare al varco e mollare la presa. Dimmi qual è la pace che attendiamo rendendoci senza meta, rigirandoci la mattina nel sonno senza voler svegliare la parte di noi che uccide e non chiede

Perché?

 

poesia, ritratti

Quando si dice lo zampino

Palco. Microfono.

Leggio. In piedi. Palco.

Tachicardia tachicardia.

Stacchetto musicale. Chiamano in ordine alfabetico. Sfiorato infarto quando arrivano alla P.

P. P P P. Pa e ne chiamano un altro, tu sei Pe

Altra pausa musicale. Ti chiedi se lo fanno apposta. E’ dall’esame di inglese in terza media che fanno una pausa caffè prima di passare a scuoiarti. Così piombi nel macero del dubbio e decidi che sarai tu a scuoiare loro.

Microfono microfono. Cosa studi? No, non sono di Bologna.

Silenzio. Canto. Non mi piace presentare. Questa poesia l’ho scritta in treno non vuol dire nulla, il treno devono sentirlo sferragliare.

La voce va sicura, mi sorprendo che il diaframma se ne stia al suo posto. Sante lezioni di canto su youtube!

Intervista al pubblico prima di votare. Il favorito? Quella ragazza lì che abbiamo appena sentito. Io. O quella accanto?

Dove sono finita?

Fogli, penne, urna. Gran viavai. Il valletto ha la maglia con un buco. Si ritirano a deliberare e mi accorgo che non mangio da otto ore.

Santi uomini, i due presentatori. Taglian corto, senza tanti fronzoli.

Un discorso di Rondoni, anche lui santo, vero, sempre, a braccio, mica come il presidente o il papa, con il gobbo o il fogliettino.

Tanto, vince quella accanto. Tu hai portato tre bischizzi da sei righe l’uno, manco il titolo.

Secondo posto: tu.

Io? Tu, tu!

Secondo posto, muoviti.

Tu.

Io?

Rondoni, di corsa.
I presentatori
I finalisti
Il gatto
Vedete il paio di baffi?