poesia

I giorni del glicine

glicine%20monet

Sono i giorni del glicine

-le peonie sono passate e ora

anche i giacinti- Io continuo ad invecchiare

da quando ho scelto di non appartenerti.

E’ stato un tagliare le radici,

un mettere su foglie e frutti

senza passare dai fiori -quelli

li avevamo spenti

alle prime schermaglie infantili-

perché iniziassimo a percorrerle

le nostre vite dovevano finire.


Tu sei indifesa come il glicine maturo

che sposta il vento e chiede

di poter passare. O dio, che lacrimando spegni

le speranze nostre

che ci sia un varco e un gabelliere

per le paludi della pace mesta

il patriarca -dice- non fa festa

se il figlio torna

per essere cacciato. Oggi

la morte ci ha fatto visita -e la vita

discreta, se n’è andata

in punta di scarpette rosse.


Guarda, è fiorito il pesco:

si vede la sua verde fiamma

bucare il solco delle braccia

nell’incavo

delle gemme.

Tu sai di che atmosfere parlo,

hai udito piangere i pianeti

per aver fatto del tempo del raccolto

una semina atroce, che si mangia

e aver disteso l’uroboro in croce.

Annunci
articoli, London diaries

Writers Wednesday

Writers Wednesday

Collaboro da quasi un anno con i ragazzi di Uni Info News e oggi si apre un nuovo capitolo della nostra avventura!

La nostra è una rivista online di studenti universitari: in brevissimo tempo abbiamo formato una redazione di una trentina di persone e ci occupiamo di cinema, politica, sport, letteratura -manco a dirvelo su quale categoria ha messo le grinfie il gatto!

Ogni mercoledì a partire da oggi 5 febbraio pubblichiamo una poesia o un racconto breve scritto da un autore emergente. Il progetto è aperto a tutti quelli che vogliono partecipare! Basta scrivere all’indirizzo email giulia.pedonese@uninfonews.it per ricevere un feedback dalla redazione e pubblicare con noi!

Era questo il progetto che covavo da un po’ di tempo: i lavori sono partiti il mese scorso ed è stata una grande occasione per scoprire nuovi aspetti della pubblicazione online -i romanzi a puntate fanno un po’ Parigi dell’ottocento!- e per far partire un bel lavoro di squadra.

Il racconto che ho scelto per iniziare la nuova rubrica è di Marco Bonavia, scrittore un po’ timido oltre che mio grandissimo amico, e si ispira al quadro Bohémienne Endormie di Henri Rousseau.

Buona lettura!

Le dune sono così lontane da sembrare piatte e ogni passo affonda nella soffice e fresca sabbia. Nel deserto la temperatura cambia drasticamente, ma questo è solo l’inizio del deserto e oggi è soltanto una notte fresca e illuminata dalla luna.

Non so cosa stia facendo qui. Vago e mi annoio e cerco qualcosa. Mi fermo. Nulla. Non un rumore. Un rumore no, ma un odore sì. Ho sempre sentito delle cose nell’aria e oggi le stavo cercando con attenzione per trovare qualcosa che potesse sconfiggere la mia noia. È arrivato con una folata: è un po’ lontano, ma lo posso raggiungere, tanto correre non è mai stato un problema…

See more on >>>Writers Wednesday 5 feb -Uni Info News <<<

Image by Cool Text: Logo and Button GeneratorCreate Your Own Logo

citazioni

La cognizione del dolore

“Lasciamola tranquilla”, disse il dottore, “andate, uscite”.

Nella stanchezza senza soccorso in cui il povero volto si dovette raccogliere tumefatto, come un estremo ricupero della sua dignità, parve a tutti di leggere la parola terribile della morte e la sovrana coscienza della impossibilità di dire: Io.

L’ausilio dell’arte medica, lenimento, pezzuole, dissimulò in parte l’orrore. Si udiva il residuo d’acqua e alcool dalle pezzuole strizzate ricadere gocciolando in una bacinella. E alle stecche delle persiane già l’alba. Il gallo, improvvisamente, la suscitò dai monti lontani, perentorio ed ignaro, come ogni volta. La invitava ad accedere e ad elencare i gelsi, nella solitudine della campagna apparita.

articoli, lettere

Lettera a Lucignolo

“…secondo noi, antisemitismo, islamofobia e razzismo scaturiscono, tanto nei secoli passati quanto oggi, da opere come la Commedia che contribuiscono alla formazione di giovani e meno giovani.”

A questo punto, si aprono due strade:

1- rifilare la pappardella di Dante-figlio-del-suo-tempo-ma-per-fortuna-dal-medio-evo-in-qua-ci-siamo-evoluti

2- ritagliare con forbici dalla punta arrotondata i canti scabrosi e radiarli dalle antologie scolastiche. Fatto?

Di fronte all’articolo di Gherush92 in risposta alle risposte all’articolo che attacca Dante (già la presentazione è macchinosa, figurarsi il resto) mi sembra di avere a che fare con un fondamentalista islamico, solo, al contrario.

“Ammettiamo pure che della Commedia esistano diversi livelli di interpretazione, simbolico, metaforico, iconografico, estetico, linguistico, etc., ciò non autorizza a rimuovere il significato testuale dell’opera, il cui contenuto denigratorio è evidente e contribuisce, oggi come ieri, a diffondere false accuse costate nei secoli milioni e milioni di morti.”

Ma bravi. Hanno pure studiato.

Il guaio è che la letteratura, così concepita, presuppone:

1- una visione ottimista del ruolo degli intellettuali (e così si regredisce all’800)

2- una gran pecoraggine del lettore, che, stando a Gherush, seguirebbe per filo e per segno quello che il testo propina.

Di qui, almeno nelle scuole, la censura è d’obbligo.

Ma Gherush, che della sottigliezza ormai si è fatto vanto, domanda:

 “Quale sarebbe il vantaggio di studiare il Maometto descritto nel canto XXVIII dell’Inferno? Quale il vantaggio di studiare il Giuda Iscariota del canto XXXIII, condannato come traditore?”

Questo a casa mia si chiama “caccia alla zanzara col bazooka”.

Nel senso che il problema, ingigantito, fa più guai della sua reale consistenza. Già, perché nel tuo idillio romantico, Gherush, ti sei scordato che la conoscenza letteraria non è logica.

L’arte non ha una funzione pacificatrice, né morale. Ascoltare Mozart e Bach non ha impedito ai Nazisti di compiere le loro stragi.

E allora:

“Come evitare il senso di imbarazzo, frustrazione, umiliazione ed offesa che i versi di Dante veicolano?”

Semplice, non evitiamolo.

Il vantaggio sta proprio lì, specie di grillotalpa accecato dalle tue idee progressiste, lì in quello che dici.

Non c’è da sorprendersi di trovare contraddizioni anche nelle opere più sistematiche.

Prendine una a caso: la Commedia. Lo sapevi che la sua cosmologia (f. s. = ordine dell’universo) Dante la prende da Il libro della scala, un’opera che credeva appartenesse proprio a Maometto, l’uomo sventrato del canto XXVIII?

Ancora: sapevi che Averroé e Avicenna hanno dato al mondo occidentale l’Etica Nicomachea, su cui l’Inferno dantesco è abbarbicato?

No. Tu preferisci chiudere con un sontuoso:

“…per quanto ci sforziamo, ci torna difficile trovare un valore estetico nel razzismo.”

E per forza. Perché il valore estetico della Commedia non è lì.

Il suo valore inestimabile, come di tutte le opere più grandi (vedi la Gerusalemme Liberata, vedi Quer pasticciaccio butto de Via Merulana, per esempio), sta nel fatto di essere irrisolta.

Irrisolvibile.

Insanabile.

Irriducibile.

O quello che ti pare.

Ma insomma, siamo sicuri che censurando o togliendo Dante dalle scuole formeremmo uomini e donne migliori? Ti pare sano di mente semplificare il mondo a un ragazzino che prima o poi, dalla scuola, uscirà fuori?

Perché invece non leggere proprio i pezzi più imbarazzanti, correre il rischio di accendere i cervelli, educare alla contraddizione?

articoli

Cliché. Roba che se magna?

Vorrei spezzare una lancia per To Rome with Love perché mi pare bistrattato dalla critica. MyMovies, per i primi tre giorni, gli ha riservato un secco no, per poi optare per un più solido verso il week end.

Va da sé che le statistiche non le seguo più da quando consigliavano un Bel Ami eccitante come un bigodino (roba che Maupassant è in catalessi, lassù da qualche parte).

Però quest’ultima uscita di Allen l’ho trovata molto dolce.

Ok, d’accordo.

Loffio.

Poco emozionante.

Discutibile.

Ma dolce. E con una punta di (auto?)ironia sulla fama che riacciuffa il finale prima del burino al balcone di piazza di Spagna.

L’inizio e la fine non reggono. Il vigile smanaccone e il romanoderoma in pigiama sono da pelle d’oca no stop.

Però secondo me è un film interessante almeno per:

  • Benigni, perché dovunque lo metti, fa subito Piccolo Diavolo
  • Penelope, che nel suo rosso Valentino is the new Bocca di Rosa
  • Scamarcio, che compare tre minuti due dei quali tromba.

Comunque, un punto di vista senza cliché.

Lo sguardo di un innamorato alla sua vecchia fiamma: smielato, ma mi ricorda che un grande regista americano non racconta Roma alla cefamoduspaghi.

E mi chiedo: se ancora abbiamo un’immagine, ‘na spolveratina noo?