diario

Olé

Vent’anni sono stati fatti e non sono andata nel lacrimatoio nemmeno un secondo. Come tirare un cerotto. Olé.

Soffri prima, quando ti prepari all’idea. Tipo, sono andata in fibrillazione dalle cinque (mentre la festa cominciava alle otto e mezzo) tanto che mia madre mi ha urlato che quando non studio sono una palla al piede.

Forse comincio a capire il succo delle feste di compleanno. Non è che ti consolano, ti accompagnano, con un sorriso.

E quando dicono che basta il pensiero, non è retorica. L’amore si vede dai dettagli e appena ho scartato il primo regalo, c’erano tutti: dal blu che mi piace tanto, alle culottes perché odio i tanga, al libro sulla biografia di Dante che quando l’ho visto sono schizzata su e giù per la darsena come un gatto sulla moquette.

Non ho mai pronto un desiderio quando ho davanti la candelina. Un po’ perché sono un’impreparata cronica, un po’ perché mi piace improvvisare. Sta di fatto che mentre la cera si scioglieva, ho guardato una per una le facce sorridenti al tavolo, le facce che c’erano e quelle che sapevo presenti con un pensiero.

Che dirvi, non si svela un segreto.

Ma non ho desiderato nulla che non avessi già.