poesia

I giorni del glicine

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Sono i giorni del glicine

-le peonie sono passate e ora

anche i giacinti- Io continuo ad invecchiare

da quando ho scelto di non appartenerti.

E’ stato un tagliare le radici,

un mettere su foglie e frutti

senza passare dai fiori -quelli

li avevamo spenti

alle prime schermaglie infantili-

perché iniziassimo a percorrerle

le nostre vite dovevano finire.


Tu sei indifesa come il glicine maturo

che sposta il vento e chiede

di poter passare. O dio, che lacrimando spegni

le speranze nostre

che ci sia un varco e un gabelliere

per le paludi della pace mesta

il patriarca -dice- non fa festa

se il figlio torna

per essere cacciato. Oggi

la morte ci ha fatto visita -e la vita

discreta, se n’è andata

in punta di scarpette rosse.


Guarda, è fiorito il pesco:

si vede la sua verde fiamma

bucare il solco delle braccia

nell’incavo

delle gemme.

Tu sai di che atmosfere parlo,

hai udito piangere i pianeti

per aver fatto del tempo del raccolto

una semina atroce, che si mangia

e aver disteso l’uroboro in croce.

poesia

Confini

Il tempo ci ha spezzati e sorpresi

con lo stesso giro di chiave.

Vorrei dormire una sola notte

prima di rivederti,

ma il coraggio inizia a mancare

e la vita scoppia, fuori

come qualcosa che mi appartiene

-la ragione, ad esempio,

o l’uso che si fa di certi giorni

o i rumori vorticosi intorno

quando dentro è luce-

non sono mai stata dalla parte

di chi rimane, sono sempre

andata oltre il limite

non era mai giunto il confine

a superarmi, mai a farmi male

prima dei tuoi capelli bianchi.

diario, London diaries, poesia

Strangers

Autumn, where’s my lost love?

I used to ask the leaves

as they were letters you wrote

with your pale fingers in the wind

-but I can’t read your alphabet.

The word we never said

has found me near Virginia Water

and I was happy then, in my old

pair of shoes.

 

It was the last day of January

written on your skin

like a cold whirl of light

the light of ending things

-the smell of winter

leaves us incomplete

and in its grasp I couldn’t find

the reason why my foreign name

sounds so confused on your lips.

 

 

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poesia

Il viaggiatore immobile

sono una goccia d’acqua
per un colpo di vento
sono l’estraneo, la roccia
sono una goccia di deserto
dove si aggrappa il volto della pioggia

goccia a goccia goccia
a goccia goccia a goccia

passai di qui mille volte
a mille a mille nei tuoi occhi
occhi che ricordando ho perduto
perché a marzo non si può vedere
oltre il ramo che spalanca il vento

goccia a goccia goccia
a goccia goccia a goccia

tu passi, tu che j’eusse aimée
tu che mi hai cambiato e lo sapevi
ridendo fresca delle mie ginestre
non ho neanche una moneta da infilare
nelle tue fessure
per questo mi sono
tagliata i capelli
perché non mi potessi
cucire.

_Qualcuno tiri giù la luna
che ha abboccato
al filo dell’ultima pioggia

goccia a goccia goccia
a goccia goccia a goccia

But there is no water

Poi, il sonno incenerì le ossa
la luna rinvenne e Jeremiah
prese a svuotarsi sulla testa
i posaceneri del buio

poesia

Tre spunti da Alda Merini

Ha una voce di madre che cammina

l’amore che diventa la mia tomba

dacché non mi comanda.

Sul parabrezza della tua auto

ci vorrebbe una stella che cadesse

per mandare in frantumi i tuoi cristalli

e per fare un amore senza fine.

Piange la follia nel mio letto

assurda memoria di altri momenti.

In me tutti amano la follia

e io la venero,

straordinario balcone di canto

ma nessuno ama la donna

che si brucia allo specchio.

Nessuno sa che cosa sia il piacere

di reggere il lume della pazienza

attraverso strade infeconde

liberando momenti di solitudine.

Paiono orrende torture

ma intanto mangi e bevi e vai avanti

dopo aver conosciuto l’embrione

che ti ha dimenticato.

La cosa più superba è la notte

quando cadono gli ultimi spaventi

e l’anima si getta all’avventura.

Lui tace nel tuo grembo

come riassorbito dal sangue

che finalmente si colora di Dio

e tu preghi che taccia per sempre

per non sentirlo come un rigoglio fisso

fin dentro le pareti.

http://www.aldamerini.it/

traduzioni

The Love Song of J. Alfred Prufrock

Su andiamo, io e te,
Quando la sera è stesa contro il cielo
Come un paziente sul il tavolo dell’anestesia;
Andiamo, per certe strade semideserte,
Ritiri mormoranti
Di notti inquiete in alberghi da un soldo
E ristoranti di segatura e gusci d’ostrica;
Strade che seguono come una conversazione noiosa
Dall’insidioso intento
Di portarti a una domanda inarrestabile…
Oh, non chiedere cos’è
Andiamo a fare la nostra visita.

Nei salotto le donne vanno e vengono
Parlando di Michelangelo.

La nebbia gialla che si gratta la schiena contro i vetri,
Il fumo giallo che si gratta il muso contro i vetri,
Leccò con la lingua agli angoli della sera,
Indugiò sulle pozzanghere nei canali di scolo,
Si lasciò cadere sulla schiena la fuliggine che scende dai comignoli,
Scivolò accanto al terrazzo, fece un balzo improvviso,
E visto che era una soffice sera di ottobre,
Si raggomitolò una volta intorno alla casa e si assopì.

E infatti ci sarà tempo
Per il fumo giallo che scivola lungo la strada
Grattandosi la schiena contro i vetri;
Ci sarà tempo, ci sarà tempo
Per preparare una faccia e incontrare le facce che incontri;
Ci sarà tempo per uccidere e creare,
E tempo per tutte le opere e i giorni delle mani
Che sollevano e pongono una domanda sul tuo piatto;
Tempo per te e tempo per me,
E tempo ancora per cento indecisioni,
E per cento visioni e revisioni,
Prima di prendere un toast col tè.

T.S. Eliot, The love song of J. Alfred Prufrock vv. 1-34

Let us go then, you and I,
When the evening is spread out against the sky
Like a patient etherized upon a table;
Let us go, through certain half-deserted streets,
The muttering retreats 5
Of restless nights in one-night cheap hotels
And sawdust restaurants with oyster-shells:
Streets that follow like a tedious argument
Of insidious intent
To lead you to an overwhelming question…. 10
Oh, do not ask, “What is it?”
Let us go and make our visit.

In the room the women come and go
Talking of Michelangelo.

The yellow fog that rubs its back upon the window-panes, 15
The yellow smoke that rubs its muzzle on the window-panes
Licked its tongue into the corners of the evening,
Lingered upon the pools that stand in drains,
Let fall upon its back the soot that falls from chimneys,
Slipped by the terrace, made a sudden leap, 20
And seeing that it was a soft October night,
Curled once about the house, and fell asleep.

And indeed there will be time
For the yellow smoke that slides along the street,
Rubbing its back upon the window panes; 25
There will be time, there will be time
To prepare a face to meet the faces that you meet;
There will be time to murder and create,
And time for all the works and days of hands
That lift and drop a question on your plate; 30
Time for you and time for me,
And time yet for a hundred indecisions,
And for a hundred visions and revisions,
Before the taking of a toast and tea.

 

poesia

Choosy

Se ti dà l’animo
Di lavorare,
O baldo giovane
Non disdegnare,
Ché già s’impegola
Di vagheggini
La stirpe italica
De’ contadini:

Niente più lagne
Tra le magagne
Lo stato annovera
Sciupa lavagne.

È più flessibile
Di un bamboccione
La scelta tecnica
Di professione:
Accendimoccoli,
Lava- latrina
(L’ovo è più sapido
Della gallina)

Che laureati,
Che dottorati,
All’universitas
Siete intronati!

A suon di darcele
Con la carota,
Popolo asino
E tasca vuota.
Statisti beceri,
Sarà il momento
Di dare il numero
Del cambiamento?

Ministri ottusi
Ma con che musi
Fate la predica
Don’t be’ so choosy?

poesia, ritratti

Quando si dice lo zampino

Palco. Microfono.

Leggio. In piedi. Palco.

Tachicardia tachicardia.

Stacchetto musicale. Chiamano in ordine alfabetico. Sfiorato infarto quando arrivano alla P.

P. P P P. Pa e ne chiamano un altro, tu sei Pe

Altra pausa musicale. Ti chiedi se lo fanno apposta. E’ dall’esame di inglese in terza media che fanno una pausa caffè prima di passare a scuoiarti. Così piombi nel macero del dubbio e decidi che sarai tu a scuoiare loro.

Microfono microfono. Cosa studi? No, non sono di Bologna.

Silenzio. Canto. Non mi piace presentare. Questa poesia l’ho scritta in treno non vuol dire nulla, il treno devono sentirlo sferragliare.

La voce va sicura, mi sorprendo che il diaframma se ne stia al suo posto. Sante lezioni di canto su youtube!

Intervista al pubblico prima di votare. Il favorito? Quella ragazza lì che abbiamo appena sentito. Io. O quella accanto?

Dove sono finita?

Fogli, penne, urna. Gran viavai. Il valletto ha la maglia con un buco. Si ritirano a deliberare e mi accorgo che non mangio da otto ore.

Santi uomini, i due presentatori. Taglian corto, senza tanti fronzoli.

Un discorso di Rondoni, anche lui santo, vero, sempre, a braccio, mica come il presidente o il papa, con il gobbo o il fogliettino.

Tanto, vince quella accanto. Tu hai portato tre bischizzi da sei righe l’uno, manco il titolo.

Secondo posto: tu.

Io? Tu, tu!

Secondo posto, muoviti.

Tu.

Io?

Rondoni, di corsa.
I presentatori
I finalisti
Il gatto
Vedete il paio di baffi?
poesia

Crisi mistica

Oggi, tornando a casa, cercavo la leva del cambio in motorino.

Ci ho messo un po’ a convincermi che staccare la mano destra dal manubrio non era l’ideale. Eppure pensavo fosse lì, caspita, ho anche il piede sulla frizione.

Sono esaurita. Posso chiedere un consiglio?

Per il certamen alma poetry dell’amobologna poesia festival, non so scegliere.

Mi dite com’è questa?

Come una finestra

al di là dei pensieri

accoglierò il tramonto

guardandoti

e mi saprai spiegare

con le tue dita d’aria

perché abbiamo nei capelli

il vento di una riva che in noi

ha seminato conchiglie

Devo spedirne altre due e non so se questa, questa oppure quest’altra.

Vi offrite volontari per una classifica, veero?


P.S: fino a domenica sarò dalla nonna in montagna, a recuperare il senno e i chili persi (e a sfoltire la selva di pagine che devo impararmi di qui all’esame). Nel frattempo non potrò mettere zizzania, postare versi assurdi e intasarvi la bacheca.

Ditelo che siete sollevati!

traduzioni

Cosa disse il tuono

Chi è il terzo che ti cammina accanto?

quando conto, ci siamo solo io e te insieme

ma quando guardo avanti sulla bianca strada

c’è sempre un altro che ti cammina accanto

scivolando avvolto in un manto marrone, incappucciato

non lo so se uomo o donna

-ma chi è questo dall’altra parte di te?

cos’è questo suono alto nell’aria

mormorio di lamenti di madre

chi sono queste orde incappucciate migranti

su infinite pianure, incimpando nella terra prosciugata

cinti dal solo filo d’orizzonte

quale città è oltre le montagne

si spezza, si rifonda, scoppia nell’aria viola

torri cadenti

Gerusalemme Atene Alessandria

Vienna Londra

Irreale

Who is the third who walks always beside you?
When I count, there are only you and I together
But when I look ahead up the white road
There is always another one walking beside you
Gliding wrapt in a brown mantle, hooded
I do not know whether a man or a woman
—But who is that on the other side of you?
What is that sound high in the air
Murmur of maternal lamentation
Who are those hooded hordes swarming
Over endless plains, stumbling in cracked earth
Ringed by the flat horizon only
What is the city over the mountains
Cracks and reforms and bursts in the violet air
Falling towers
Jerusalem Athens Alexandria
Vienna London

Unreal

T.S. Eliot,

The Waste Land

V, What the Thunder said vv.359- 376