pensieropoesia

Messaggi Mai Mandati

Amore, sono già arrivata, aspetta

Rosa non ti piacevo e adesso sono blu

Non so per quale strana congiunzione spazio temporale, a mensa mi prende una tristezza catatonica

Quando cominciano a darti del lei è un brutto momento.

E’ sempre un brutto momento quando vedi che la tua non è più l’ultima generazione

Non essere di vetro, ma di vento trasparente e morbido, non freddo

Scimmia, penso di aver lasciato il mio ombrello fucsia nella tua auto. A domani

Dove hai lasciato i tuoi giorni? Dove i tuoi occhi, il tuo bel viso, dove hai posato lo sguardo nel frattempo, quanti archi hai visto tra due spazi chiusi, quali frecce hai scoccato dall’albero del tempo?

Si aprono spazi siderali nei ritardi nascosti, disguidi che non ti aspettavi, e ti regalano girandole di tempo in cui non sei ma sei, sorridi e non dovresti

La poesia si lavora col tempo, a occhi stanchi, con le mani

E’ un lavoro importante far coincidere due sagome di me

Quando trovo il nodo, sciolgo una dinamo ad energia cosmica

E quando trovo la parola sono meno indifferente

Quando ti sorge il dubbio è amore

 

pensieropoesia

La terza onda

Come sapevi che ero io tra tante?

Perché il tuo sguardo ha una scintilla. Perché hai l’aria bella e scaltra di chi sa rubare un bacio senza cavarti il cuore. Perché tu mi hai chiamata con il frastuono della terza onda.

Perché parti?

Voglio riposare

Arrivi o torni?

Tutt’e due.

Si gira verso di me. Ha gli occhi di chi torna a casa.

-Come può il perdono

Diventare un libro

Con codice e prezzo

Se è una rosa

Alta di memoria

Sul profilo di un muro

Che mi crolla

Dentro?

 

Su due piedi non rispondo. I silenzi del suo dettato mi otturano il cuore.

Ride. Si alza. Arriva il treno.

Arriva su di me, sul mio pensiero inutile e contraddittorio. Mai avrei pensato di morire così, che non fa male, lasciare la presa in un abbraccio di ferro, negli occhi la carezza immortale, amore, del tuo desiderio.

Dimmi cos’è il perdono. Dimmi com’è aspettare al varco e mollare la presa. Dimmi qual è la pace che attendiamo rendendoci senza meta, rigirandoci la mattina nel sonno senza voler svegliare la parte di noi che uccide e non chiede

Perché?

 

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Londra

Ricordo Londra e l’aereo che sembrava un treno con due ali. Nei vuoti d’aria stava fermo il cuore ed era il resto che oscillava. Occhi, stomaco, pensiero, quando scendemmo solo lui mancava.

E’ rimasto alla stessa altitudine di sempre.

Guardo le stelle un po’ come si guarda il mare, senza sapere che ci si può immergere così nel ventre della notte, essere lì, essere qua, che cambia?

Quale pezzo di cielo ha la mia impronta?

Le chiatte sul Tamigi sono un inno al freddo. L’aria gelata tra le piume di un gabbiano svapora sui venditori di hot dog al London Eye. Cammino su un cumulo di gente inane, che non credevo tanta la morte ne avesse disfatta.

Partivo e mi sembrava di tornare.