pensieri, video

Quando sarò capace di amare

Nel mio paesaccio toscano scalcinato, agli inizi di luglio, hanno la brava idea del Festival Gaber.

C’era una ragazza a cantare in un angolo, con in sottofondo il rumore di una pianola; alta, mora, ironica, con un vestito a pallini blu un po’ voluminoso che le dava l’aria simpatica da campanella. Cantò La Nave, facendoci rollare dal ridere, e quando i bambini del pubblico avevano appena finito di fingere di vomitare, attaccò Quando Sarò Capace di Amare.

Ora, se tutte le luci sono sembrate di colpo accese intorno al campanile in ristrutturazione, in un angolo polverosissimo di un paese mezzo montanaro in cui il meteo aveva previsto un inavverato diluvio, come sarà stato dal vivo il Signor G, lo posso solo immaginare.

Ho ripescato un video che, a quanto pare, risale alla sua ultima apparizione in pubblico. La canzone era già bella cantata da un altro e va da sé. Però, la sua faccia canta da sola. Ci ho visto il ritratto di tutte le parole e, forse, anche del posto da dove provengono, che non so davvero se chiamare genio o altro, ma, da come lo guarda lui, deve essere qualcosa di poco diverso da un paradiso.

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11 thoughts on “Quando sarò capace di amare”

    1. Non è questione di scomodare i morti, è questione di condividere l’arte che rende vive le persone e, forse, anche la persona che è stata il tramite di quest’arte in questa vita.
      Poi, i modi (lucrativi e non) con cui lo si fa, sono discutibili, e sono sicura che G stesso non avrebbe amato molto lo spirito scalcinato con cui abbiamo provato a ricantare le sue canzoni, ma chi sono io per scomodare nessuno. Magari, ecco, non credo avesse tendenze piromani tanto da bruciare il mio Paese, dalla buon anima che era, né credo tanto meno che abbia, lassù da qualche parte, la spada di fuoco dell’Arcangelo Michele.
      Tu, piuttosto, che problemi hai?
      No, anzi, non scomodarti ad elencarli tutti.

  1. Anch’io ti ringrazio, per quanto mi sia doloroso rivederlo. L’ho visto (perchè bisognava vederlo!) e ascoltato dal vivo parecchie volte, ed era un’esplosione di generosità, oltre che di talento, arguzia, intelligenza e chi più ne ha, ne metta. Fin dai primi spettacoli, dai tempi del “Dialogo tra un impiegato e un non so”. E ho guidato per migliaia e migliaia di chilometri col mangianastri sul sedile accanto, o sulle ginocchia di chi mi sedeva di fianco, cantando e ricantando canzoni e monologhi passati a memoria. Per questo, da quando non c’è più riesco a sopportarne solo piccole dosi, di una parte della mia vita passata.

      1. Sìì, dal vivo:
        1) ho sbagliato, non è “dialogo tra un impiegato e un non so” , ma “dialogo tra un impegnato e un non so”. Ho mescolato il mio amore per Gaber con l’ammirazione per Faber
        2) la prima volta che ho visto un suo spettacolo era il 1974 o 75, facevo l’università, e con ciò mi sono rivelato per il vecchio bacucco che sono… 😉

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