diario

Viareggio non dimentica

I treni schizzano sulle rotaie e la linea gialla non basta. Bisogna tirare indietro le borse, schiacciarsi contro le colonne o sedersi sulle panchine, stringere gli oggetti che hai in mano, chiudere le sciarpe leggere con un nodo, tenere la tesa dei cappelli. Il treno non destinato a fermarsi nemmeno rallenta, per la fretta di andare a destinazione con cinque, dieci minuti di anticipo, o addirittura in orario, perché Trenitalia in anticipo, figurarsi, non lo è mai.

La velocità consentita ai treni in transito in stazione è troppo alta e viene il dubbio che sia davvero consentita. Non è chiaro se sia di 100 km orari, ma è chiaro che sono velocissimi.

Nella piccola stazione di Egham, nel Surrey, ci sono solo due binari. Nella stazione scalcinata di Camaiore-Lido-Capezzano, in Versilia, ce ne sono altrettanti. Il treno delle 7:26 si fermerà a Viareggio, ma non qui. Passa nell’aria di vetro di questo gennaio e mi ricorda con uno schiaffo che dietro la nuca ho i capelli troppo corti e la sciarpa non arriva a coprirmi.

Egham, 6:30 di una domenica di tarda primavera. Non c’è un’anima, il treno passa per fermarsi a Staines e mi ricorda vagamente che la temperatura è inglese in questo 8 di giugno. Il treno rosso e viola porta la scritta Railway Service South West Train: passa così lento che posso ancora leggerla.

Viareggio, 23:50 del 29 giugno 2009. Un treno-cisterna GPL transita in stazione alla velocità consentita(?) ai treni di passaggio. Qualcosa cede, il treno deraglia, perde il suo carico. Basta una scintilla. 32 persone sicure di abitare la loro vita quotidiana a Viareggio si ritrovano di passaggio. E la velocità la decide il treno.

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4 thoughts on “Viareggio non dimentica”

  1. Credo che la vergogna non sta nella velocità dei treni ma nella lentezza della giustizio, dove il gigante (Trenitalia o chi per esso) cerca di schiacciare il piccolo (32 morti e molti altri feriti fisicamente o moralmente) per sfuggire alle proprie colpe.

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