diario

Guido

Com’era quel detto? Non dire gatto se non l’hai nel sacco? Ecco, il gatto mi si è recapitato a casa con tutto il sacco.

Da un anno a questa parte il gattino dei vicini aveva fatto del mio giardino il suo rifugio perché gli altri gatti, più grandi, lo scacciavano. C’è da precisare che ‘gattino dei vicini’ è dire tanto perché mia zia, la mia vicina di casa, alleva gatti allo stato brado: vanno e vengono come pare a loro e la vicina di là, uguale. Risultato: una colonia di gatti infestante tutto il vicinato (il fuggi-fuggi dei gatti spaparanzati al sole quando spunti nel vialetto con la buste della spesa è praticamente un rito di benvenuto).

Ecco, Guido, detto il ciringuito, era un gattino trovatello e affettuosissimo che non brillava certo per furbizia; la prima cosa che ha fatto, entrato nel cantiere che era casa mia a quel tempo, è stato piombare giù dal tetto della rimessa come un ferro da stiro. Poi l’abitudine di saltare di qua dal cancello si è consolidata, l’atterraggio perfezionato e l’antipatia degli altri gatti, pure. Insomma, Guido ha due anni suonati, ma continuano a suonargliele perché continua a giocare con tutto quello che passa sotto e sopra il suo naso. Così il giardino di casa mia è diventato il suo territorio, non certo grazie ai suoi artigli, ma al mio lancio-ciabatte in caso di inseguimento.

Però, da quando sono tornata, una settimana fa, ha preso un’abitudine strana. A parte la marpionaggine di strusciarsi in tutta la sua lunghezza naso-coda in cerchi concentrici intorno alle caviglie, quando lo chiamo, risponde. Non sono pazza, credo. Tiriamo avanti delle conversazioni di mezzore, -Guido! -Mao! -Guido! -Mao! tutto così. E poi, tra l’altro, ho cominciato a notare che ho perso interesse per gli altri gatti (sì, sto parlando del mio gatto in termini di militia amoris) perché, se non hanno quel muso un po’ per aria e gli occhietti interrogativi proprio non riescono a starmi simpatici.

Un po’ come quando prendi un paio di caffè innocenti con una persona e ti accorgi che effettivamente frequenti qualcuno. Un po’ come quando frequenti qualcuno e la vocina interiore che vorresti zittire in fondo lo sa che poi ti innamori. E ieri alla fine mi è pure scappato. Mi è scappato di dire ‘il mio gatto’ e tràcchete, ho pensato, ci siamo. Un anno di resistenza e poi, questo è il risultato. Vuoi vedere che si è avverata l’epifania del gatto?

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11 thoughts on “Guido”

  1. I gatti sono così. Anche io ne ho abbastanza ed ormai conosco tutti i loro segreti, le loro mosse. E tranquilla, non sei pazza, qualcuno risponde anche a me ed una in particolare ha il vizio di seguirmi per tutta casa ogni tanto. 🙂

    1. Vero, avvicinare un gatto è come un gioco di scacchi! Sono sinceri solo dopo averti testato con mille giochetti e anche quando sai di esserti conquistato la loro fiducia, ti lasciano un angolino di dubbio. Io li amo follemente 😀

  2. Dato che ho una gatta ( della quale sono perdutamente innamorato da nove anni) probabilmente sarò di parte ma trovo che i gatti siano animali davvero meravigliosi, che quando sono compresi riempiono di gioia il cuore di chi gli sta accanto.
    Un saluto a te ed al TUO nuovo gatto! 🙂

  3. Ahahaahha!
    Anche la mia Fujiko risponde quando la chiami. In più se gli lanci la pallina o i fusilli, lei te li riporta per farseli rilanciare.
    Secondo me si crede un cane!

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