diario, London diaries, poesia

Strangers

Autumn, where’s my lost love?

I used to ask the leaves

as they were letters you wrote

with your pale fingers in the wind

-but I can’t read your alphabet.

The word we never said

has found me near Virginia Water

and I was happy then, in my old

pair of shoes.

 

It was the last day of January

written on your skin

like a cold whirl of light

the light of ending things

-the smell of winter

leaves us incomplete

and in its grasp I couldn’t find

the reason why my foreign name

sounds so confused on your lips.

 

 

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9 thoughts on “Strangers”

      1. No, non mi piace l’idea. Il filo conduttore delle mie parole è il loro suono, se cambio lingua cambia ritmo e non mi piace. O nasce in inglese o in italiano, o a volte mischio le due cose, ma credo che la traduzione comporti una nuova ispirazione, come per una poesia diversa -e non sono convinta che possa farlo la stessa persona che l’ha scritta.

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