racconti

Il filo

Maria spense anche l’ultimo telefono, quello di casa, attaccato a un filo troppo vecchio per connettersi con la sua vita. Si chiese cosa ci facesse ancora lì in un angolo e se mai vi fosse passata attraverso qualche sua parola. Si ricordò con un po’ di spavento che era solito chiamarla su Skype e, per essere sicura, staccò la spina al computer.

Fece scorrere una mano sulla scrivania e guardò il silenzio delle cose. Si immerse nella sedia da ufficio e pensò che, prima o poi, qualcuno avrebbe dovuto riarredare quella casa. Avrebbero mosso i libri, scosso la polvere, magari ribaltato le sedie sui tavoli per pulire i pavimenti, come faceva sua madre nelle mattine di aprile, prima che arrivassero gli ospiti della domenica. Pensò a come gli uomini e le donne muovano le cose soltanto per rimetterle a posto e poi, incessantemente, le muovano ancora. Pensò a sette anni prima, a come non pensasse che ai suoi progetti quando l’aveva conosciuto.

Si scoprì a non sapere più che forma avesse un pensiero solitario, di quelli senza il sottofondo di nessuna voce ben nota, senza le parole che la facevano sorridere tra un’e-mail e l’altra, senza nessuno a scompigliarle i ricordi. All’improvviso, sentì il vuoto e cercò di immaginarsi la sua vita così come l’aveva interrotta, ma scoprì che l’altro capo del filo si era ficcato a fondo in qualche parte che somigliava al lato sinistro del suo corpo e, come un tendine reciso, non saltava fuori.

Volle spogliarsi, ma non sapeva da dove cominciare. Passò le dita intorno al collo e trovò il gancio della collana; così prese a sciogliere i nodi che le legavano il corpo, piegò uno sopra l’altro camicia e pantaloni e ad ogni piega si liberò di una lacrima per una vita vissuta costantemente altrove, credendo di appartenere altrove e ricevendo in cambio solo distanze.

Sfilò tra le tende del salotto e aprì la finestra. Si domandò se nessuno avrebbe notato il suo corpo appiattito sopra il cornicione. Posò un piede sul davanzale come si entra per la prima volta in una vita e tutto il tempo le si rovesciò addosso con il voltaggio di un filo dell’alta tensione.

Ma un apparecchio suonò: era il vecchio telefono di casa.

 

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15 thoughts on “Il filo”

  1. Pingback: Sbam! | Awayland
  2. Mi ricorda la scena di un libro, ripetuta un pò diversamente in un analogo film, dove lei che era stata come gli altri avevano voluto che fosse, sta per lanciarsi ne vuoto quando il miagolio di un gatto la riporta alla realtà. anzi ti dirò. il tutto è contornato da una straziante scena di solitudine dove lei si nasconde in casa, fuma una sigaretta dopo l’altra e trascorre le ore sul divano. ora. dico. perchè pensare al suicidio? c’è sempre un’entità divina che ce lo potrebbe impedire!

      1. Diario di una ninfomane. Sia il libro che il film hanno questo titolo. La scena del tentato suicidio è a metà sia dell’uno che dell’altro ed è particolarmente descritta bene in entrambi!

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