lettere

Medea

Guardatelo, l’Argivo di ritorno dalla sua impresa.

Se dicessero che è stata una donna, Medea, principessa dei Colchi, a permettergli di cantare vittoria, non ci crederebbe nessuno. Una donna. Non greca, per giunta: può essere concubina, involucro di figli bastardi, ma non madre e sposa.

Guardatelo, ora ha altro di cui occuparsi, altri campi da arare. Ed è giusto così. Io non sarò sposa, né madre. Ma non per tua scelta. Tu, in accordo con le tue leggi, puoi ripudiarmi, ma non vagherò solitaria come una cagna a grattare con le unghie merdose i sepolcri e rubare il pane ai defunti pur di vivere. Non andrà come credi. Tu infrangi le leggi dell’amore in virtù di un vuoto ideale ed io, delle leggi di natura, non so che farmene.

Ho ancora il sangue di mio fratello che ritorna su ogni veste che copre il mio seno, un’ombra, una striscia di sangue mi lega i capelli e, presto, si stringerà intorno al collo. Il sangue chiede altro sangue. Non c’è circolo di affetti che possa colmare una donna che ha rinnegato se stessa per amare il suo uomo e questi la lascia. Lo stesso fuoco brucerà la novella sposa e suo padre, ma –ne sono certa- non te. Infido e strisciante come sei, non muoverai un solo dito a sorreggerla quando lancerà il primo grido, piegata su un fianco all’altare. Il padre invece sì: tu ignori cosa sia un legame di sangue, non sai come si stringe il nodo di due anime nella carne, e non saprai mai qual è la prima pietra che fa crollare un amore.

Io sì. So dove affondare il coltello, nella carne del collo dei tuoi –e dei miei figli. So dove sferrare il colpo e che, uccidendo me stessa, non morirei quanto muoio in questo momento, né ucciderei te con la stessa fulminea precisione se ti lasciassi morire accanto alla tua bella, dando inizio ai tuoi onori eroici e alla mia caccia alla strega. No. So fare di meglio.

Mi guardano adesso, i tuoi figli. Quelli che mi hai seminato nel ventre con un impeto di rabbia che credevo mi avesse relegato alla custodia di te stesso. Un compito che avrei amato soffrire dall’inizio alla fine dei miei giorni. Invece sono uguali a te, i bastardi, ma non hanno la metà dell’amore che dovevi darmi, non mi hai dato la metà dell’amore che speravo mi dessero.

Ora Medea uccide Giasone. Uccide Giasone e Medea insieme, legati nella carne, nel vuoto di una promessa che, alla loro nascita, ho visto morire.

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