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A Ulisse

Ti ho aspettato vent’anni.

Tu avrai viaggiato in lungo e in largo, visto posti, conosciuto persone, e magari hai avuto altre donne, altri figli. Non ti biasimo. Al posto tuo, avrei fatto lo stesso.

Ma se avevi un tarlo che ti rodeva dentro tanto da fare i bagagli e ripartire, mi spieghi, allora, perché tornare? Forse, i tarli non sono mai univoci? Soffrono di solitudine anche loro, poveretti? Si mettono d’accordo? Guarda, vai prima tu, punzecchialo finché non soddisfa questo capriccio, poi guarda che tocca a me e allora si riparte daccapo, per me va bene, però, niente più seccature: questo qui ce lo dividiamo, in barba a sua moglie, ti do sei mesi, poi, faccio quello che mi pare, anche il contrario di quel che vuoi tu, ok? d’accordo.

Strana cosa avere a che fare con i desideri. Voi uomini non sapete proprio da che parte cominciare e tu più di tutti. Stessa cosa per Troia. Quando te lo sei messo in testa, all’epoca, non desideravi che partire, tanto da convincere tutti gli altri, compreso Achille.

Un desiderio ce l’avevo anch’io: che tu rimanessi. Fin dall’inizio. Ma l’hai strappato come si strappa una vela per troppo vento, anche se i desideri fino a un certo punto si piegano. Infatti non so che avrei dato perché, almeno, mi portassi con te. Però, qualcuno doveva badare alla casa, al regno, a nostro figlio piccolo.

Tu vai, torni, riparti, quando ti pare. Siamo diventati vecchi a forza di fare così. Ma il mio amore si era già ricucito dietro la scia della tua nave, se proprio vuoi saperlo, e l’ultimo taglio non l’ha fatto sanguinare che un poco. Ti avevo già pianto come morto, anche se le stelle, il vento, mi dicevano il contrario. In realtà non aspettavo te. E’ stata solo una scusa. Piangevo per me, per il mio cuore in apnea, perché sentivo che il desiderio di te non era annegato come gli altri, ma più tornava in superficie, più mi sentivo affondare.

Brutta storia per noi donne, desiderare. Vorremmo viaggiare, conquistarci onore e gloria, come voi, ma non possiamo farlo se non tessendo i sogni che ci rimangono in una stupida tela. La disfacevo per rabbia, altroché. Ogni sera, finito il ricamo, scioglievo i capelli, trovandone sempre uno bianco di troppo, e spegnevo la candela. Poi, piantavo le unghie nella trama, quasi fosse stata la tua carne e, nel buio, vedevo i disegni contorcersi dentro di me sperando di cambiare i fili della tua rotta al punto da riportarti qui. Il guaio non è cosa, ma chi si desidera.

Tu non te lo meritavi.

 

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26 thoughts on “A Ulisse”

      1. …magari sottolinerei quanto era rompiscatole Penelope, che era fissata con la tessitura, trascurava il marito e brontolava sempre…quindi per disperazione Ulisse decise di salpare…cose del genere!

    1. Mi piace il tuo modo di pensare. Hai ragione, non c’è mai un modo univoco di vedere le cose. Forse un po’ se l’è andata a cercare, ma bisogna considerare che i desideri ci scelgono, non viceversa.
      Grazie mille, apprezzo veramente tanto :-*

      1. uh… i desideri ci scelgono? io non credo, che un desiderio qualsiasi possa farlo…magari ci scelgono quelli riguardanti la sfera affettivo/amorosa.

        …e dopo questa il titolo di “Bastian Contrario” è tutto mio, vero? 😀

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