racconti

Zefira

Il capitano Theodor Lionel Hawke era uno strano miscuglio di occhi verdi, barba a punta e cappello con piuma di pavone: come se noncuranza e follia, nell’atto di darsi cordialmente la mano, fossero rimaste impigliate nel suo pastrano blu.

Innamorato, sempre. Di un amore che muove alla ricerca. Punto.

La sua parola preferita era stravento. Adorava quando pioveva di traverso e il vento andava contromare. Rideva come un matto, attaccato alle sartie, quando il nostromo ingoiava il fischietto e la ciurma era blu.

La sua nave, la Zefira, era azzurra come la libertà, una sirena a prua ed una macchia d’inchiostro per bandiera. Racconta il nostromo che una volta, sceso in cambusa per lavarla, ci aveva pure rovesciato il rum. Da allora, nella macchia, un’altra macchia e un’altra, dentro e poi dentro come l’occhio che genera il ciclone senza una lacrima.

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6 thoughts on “Zefira”

  1. Un capitano quasi-folle e la sua nave che naviga sulla libertà. Il tema mi solletica da un po’… Toh! Eccolo qua! Ed espresso con parole assai più belle di quelle che avevo immaginato io. Credo che sarò costretto a trarre ispirazione da qui. 😉

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