racconti

Elicanto

C’è una città alle porte della primavera, là dove il fiume scompare nel deserto. Un ponte verso il nulla si apre ai viaggiatori nella tempesta.

Il pellegrino che non chiede avrà risposta dice il libro del sogno.

Pare che vi abiti un popolo di pescatori alla deriva su un mare di sabbia. Non vi si arriva navigando il fiume. Molti l’hanno intravista nel delirio.

Le fonti parlano di una torre di alabastro e un albero di spine. Un fuoco, un gran fuoco nel racconto dei vecchi, poi, il buio. Nessuno è mai tornato intero.

Una donna una volta mise piede nel mercato di Edoras gridando di essere stata alle porte di Elicanto. Parlò del fuoco, della torre, dell’albero, e appena prese a parlare di quello che aveva intravisto oltre le porte, divenne cieca e sorda e tuttora girovaga nel mondo mormorando un canto che fa ululare i cani al suo passaggio.

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12 thoughts on “Elicanto”

  1. La sua voce aspettava da tanto tempo, aspettava solo il luogo giusto. Dopo tanta attesa entro nella città, non si sedette. Rimase immobile al centro della piazza.
    E lì, cantò.

  2. Io conosco decentemente pochi autori, e forse tendo a vedere ciò che già conosco. Eppure qui mi hai fatto venire in mente Borges.
    Il canto o la parola che non possono essere detti. E tutto il resto.
    Bello bello. 😀

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